Rosanna Rossi

Mostra

10 Artisti a Muravera

15-12-1968 30-12-1968

Muravera

via Rinascita, 11


spazio pubblico
scuola media statale

Alberto Rodriguez


Italo Antico, Gaetano Brundu, Tonino Casula, Franco Frau, Luigi Mazzarelli, Cipriano Mele, Primo Pantoli, Mauro Staccioli, Ugo Ugo

Uno dei punti fermi a cui è giunta la ricerca del gruppo di pittori che partecipano a questa mostra riguarda il problema del "fare" artistico. A che serve, oggi, fare arte? Si risponde, classicamente, a questa domanda che fare arte è dovere vitale, per chi lo sente. Ma la risposta non basta, e non è significativa. Fare arte oggi implica obbligatoriamente di vivere dentro la temperie culturale e politica contemporanea, reagendo ad essa in modo dialettico. Chi si rinchiude dentro la propria aia, dentro il proprio paesaggio verde-blu, potrà destar tenerezze ma certo è fuori della storia. Fare arte, ecco la risposta che viene dai pittori che partecipano a questa mostra, è un modo di stare dentro la storia, di viverne una particolare dimensione: significa essere creatori e condizionatori di linguaggio, legati quindi strettamente alle vicende dell'uomo. I problemi a cui si può dedicare questo operatore linguistico che è l'artista possono essere molto diversi, e riguardare aspetti differenti della struttura dell'individuo: l'attività genericamente culturale (nei diversi piani della intelligenza, della sensibilità, della memoria, dell'emozione, del sentimento), l'attività psichica, l'attività specificamente percettiva, la capacità ed i meccanismi associativi dei dati e delle conoscenze. Oggi fare arte può essere scienza, cultura d'avanguardia, politica. L'opera dell'artista, quando la storia fa passi precipitosi, in avanti o indietro, quando gli avvenimenti si susseguono violentissimi e rapidissimi coinvolgendo tutti, può sembrare spazzata via rapidamente dal gran temporale. Ma non è così. Restano, dell'operare artistico, i sedimenti di quella poco appariscente ma importantissima costruzione del reale che era stata quotidianamente edificata. Resta il risultato di un processo che Marcuse chiama di ritrovamento della seconda dimensione dell'uomo: " una funzione razionale e cognitiva, volta a rivelare una dimensione dell’uomo e della natura che era respinta nella realtà.” Ecco quindi apparire il senso vero del fare arte: la costruzione del reale e della storia. Fare arte serve a costruire l'uomo, a trasformarlo e a liberarlo. Non è questa una affermazione falsa o illusoria, e nemmeno teologica e mistica. Al contrario. ALBERTO RODRIGUEZ

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