Rosanna Rossi

Mostra

Attraversamento su Gustav Klimt. Dieci artiste italiane

03-03-1983 31-03-1983

Vienna

Ungargasse, 43


spazio pubblico
Italienisches Kulturinstitut Wien

Milli B.Gandini


Tomaso Binga; Silvia Cibaldi; Elsa Emmy; Milli B.Gandini; Clemen Parrocchetti; Lucia Pescador; Mariuccia Secol; Maria Grazia Sironi; Anna Trapani

ATTRAVERSAMENTO SU GUSTAV KLlMT Klimt, pittore simbolista contro cui si appuntava, all'inizio del secolo, il disgusto di Boccioni; ignorato dalle storie dell'arte europea nel lungo periodo, dal primo dopoguerra, che vide privilegiate nello stesso tempo -e sia pure da sponde diverse l'avanguardia e l'accademia, è ora divenuto a sua volta simbolo. Simbolo ambiguo e multiforme, come si conviene a una personalità ricca di implicazioni intellettuali, inquieta e misteriosa: simbolo della libertà creativa dell'artista che si arroga il diritto di effondersi in decorativi splendori e rivendica dunque l'alta moralità della decorazione come emblema di bellezza; della indipendenza dell'artista dalle convenzioni contenutistiche e di costume, con l'uso audace e non ortodosso delle iconografie; della tensione fantastica che si traduce in termini di stilizzazione pura, quindi dell'indifferenza verso i parametri naturalistici, pur senza obbligatorio ricorso alla figurazione astratta. Non conoscevamo pressoché nulla di Klimt una ventina d'anni fa; pensavamo che le strade dell'arte passassero -e fossero passate -altrove. Oggi la pittura di Klimt è entrata nel comune commercio delle immagini. Il rischio è quello di una volgarizzazione meccanica e aculturale; in realtà, contrariamente a quanto era accaduto per Van Gogh o Toulouse Lautrec, recuperati dall'imagerie corrente trent'anni fa, la riscoperta di Klimt è andata di pari passo con l'infittirsi e il divulgarsi degli studi sulla sua età e il suo ambiente: la Vienna del risvolto del secolo è uno dei più appassionanti e approfonditi argomenti dell'attuale saggistica accademica e critica in tutto il mondo. Dunque sappiamo che Klimt rappresenta una precisa condizione e situazione storica, ne individuiamo la contestualità culturale, lo inseriamo da un lato nel clima specifico dell'Austria alla fine dell'impero asburgico, dall'altro in quello del gran movimento di idee che in Europa, tra Otto e Novecento, assume il nome e i connotati del decadentismo; non commettiamo l'errore di ritenerlo un rivoluzionario, ma siamo in grado di valutare la carica di eversione che sta dentro la sua idea dell'arte -per altro mai teorizzata e offerta direttamente attraverso le figure. A questo punto, Klimt è un simbolo; dunque, suggestivo, disponibile per interpretazioni, oggetto di esercizi di sensibilità e a sua volta produttore di sollecitazioni artistiche. Dieci artiste italiane si misurano, nella presente occasione, con il simbolo Klimt; lo assumono per lo più, dalla parte della donna attraversandolo, come dice ii titolo dell'operazione - nel senso dei significati che egli ha deliberatamente espresso e di quelli che oggi si riconoscono nella sua opera. Klimt pittore dell'immagine femminile inteso come dissacratore, ma anche come rivelatore di un femminismo non legato ai ruoli classici del perbenismo o della emarginazione sociale, bensì depositario di liberi valori; o addirittura interprete dell'invidia mascolina per la fecondità femminile , situazione inversa della presunta nostalgia femminile della virilità. Intorno a questa idea di Klimt hanno lavorato artiste come Emmy, Gandini, anche Trapani; esse hanno usato di norma - e così Parrocchetti, Secol, Sironi -materiali di tradizione donnesca - fili, stoffe ricamate - che sono loro abituali ma che nella fattispecie rappresentano il loro attraversamento di Klimt, il loro modo di registrare il messaggio del pittore. In Cibaldi e Gandini l'attraversamento si concreta nella mediazione della maschera e della garza. L'oro di Klimt; la seduzione dell'oro, del rosa, della bellezza come tema d'amore al di là dell'apparente -o reale - crudeltà dell'immagine klimtiana (ma egli si congedò dall'arte, e dal mondo, suggellando la sua opera con la rappresentazione di un bambino): su quest'oro e questi colori hanno ragionato, e vi sono abbandonate, Cibaldi come Parrocchetti, Pescador come Rossi e Secol. Mentre da un lato Binga ha indicato polemicamente nella squisitezza klimtiana l'apoteosi e caduta di un universo irrecuperabile, Pescador, Rossi, Sironi ne hanno tenuto vivo il respiro, testimoniato l'attualità fantastica: in alcuni casi collegando idealmente i valori rappresentati dal maestro austriaco con quelli conclamati da grandi pensatori-seduttori del nostro secolo, come Nietzsche e Borges. Piu che un omaggio, questa mostra è una presa di possesso: atto d'amore e dolce sbranamento. Dieci baccanti a dividersi le membra di Orfeo. Rossana Bossaglia

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