Rosanna Rossi

Mostra

25 aprile sessantesimo anniversario

25-04-2005 30-04-2005

Cagliari

Via Roma, 25


spazio pubblico
Palazzo del Consiglio Regionale

Angelo Liberati; Maria Santucciu

Dessì & Monari

Introduzione critica Viviamo tempi di revisionismo esasperato. Non solo: secondo alcuni siamo ormai giunti alla fine della storia, o quanto meno alla sua sospensione pro tempore. E l'arte visiva puntualmente riflette questa temperie post-rivoluzionaria, post-industriale e post-capitalistica: è un'arte confusa che non a caso è stata definita "arte debole". In queste contingenze, sessanta lavori di altrettanti artisti, creati per il sessantesimo anniversario della Liberazione, possono apparire un fatto straordinario. E lo sono. L'adesione all'invito rivolto loro da un ristretto comitato spontaneo di colleghi e critici è stata pressoché unanime. Segno inequivocabile che nonostante l'ormai assodata perdita dei valori morali tradizionali che caratterizza questa nostra difficile epoca, esiste una sotterranea volontà oppositiva che aspetta solo l'occasione per manifestarsi e che, a fronte di un presente opaco e senza slanci, se sollecitata sa ritrovare con convinzione la costanza di ragione e memoria. Una risposta dunque c'è stata ed è stata forte: indizio di una sensibilità fertile e di un'attenzione sempre vigile su ciò che accade. Anche se ciò non autorizza a vedervi il segnale di un ritorno a posizioni di engagement, reperto del passato che appare ormai totalmente anacronistico e improponibile. Prima di entrare nel merito della mostra nel suo complesso, non è inutile ricordare la discrepanza di fondo che esiste fra la lingua - per sua natura discorsiva, lineare e articolata nel tempo – e l’arte visiva – caratterizzata dall'astanza o compresenza simultanea di tutti gli elementi che compongono l'opera. Per questo motivo è molto difficile rendere a parole la straordinaria impressione che si ricava dalla visione d'insieme di queste sessanta opere allineate in mostra. Detto questo, in linea generale si può affermare che i partecipanti hanno saputo affrontare il tema con "calviniana leggerezza" evitando le lusinghe e gli appesantimenti della retorica, che in simili occasioni sono sempre in agguato. Optando, al contrario, per stilemi espressivi che potremmo definire "manierismo antiretorico", connotato da una marcata predilezione per opzioni simboliche e metaforiche semplicemente evocative o per espliciti contenuti libertari e non violenti, con un forte afflato pacifista. Nel complesso si può dire che la mostra, con la partecipazione fianco a fianco di artisti storici e giovani emergenti - malgrado lo standard imposto dall'uniformità del piccolo formato – è straordinariamente varia, offrendo un consistente spaccato delle declinazioni linguistiche più interessanti proposte oggi dal panorama isolano. Artisti giovani e no, che si sono misurati con un ampio ventaglio di materiali (carta, cartone, tela, plexiglas, legno, stoffa, metallo, terra, creta, gesso, catrame, resine, carbone) e di tecniche (inchiostro, pastello, acquarello, tempera, olio, acrilici, collage, décollage, incisione, fotografia c una grande varietà di tecniche miste). [---]Una raccolta di piccole ma intense e partecipate testimonianze, rese ancor più significative dalla generosa donazione dell'intera collezione delle opere al Consiglio Regionale; il quale si è impegnato a renderla fruibile tutte le volte che ciò venga richiesto, sia in Sardegna che altrove. Esposta per la prima volta nel mese di aprile del 2005 nell'atrio del palazzo del Consiglio Regionale, in seguito all'acquisizione delle opere da parte del Consiglio stesso la mostra ha ora iniziato un nuovo percorso espositivo. La prima tappa di questa sua nuova stagione itinerante si è avuta, nell'aprile del 2006, nella sede prestigiosa della Cittadella dei Musei di Cagliari, dove un allestimento rigoroso ne ha esaltato nel modo più adeguato la valenza estetica complessiva. L'augurio è che in futuro possa essere ospitata altrettanto degnamente in molte altre sedi. Annamaria Janin Rosanna Rossi Rosanna Rossi vive e lavora a Cagliari, dov'è nata nel 1937 . Nel 1954 si trasferisce a Roma, dove si diploma all'Istituto d'Arte Zileri. Tornata a Cagliari, nel 1958, entra a far parte di Gruppo '58, associazione d'avanguardia artistica, promotrice di eventi culturali quali mostre, dibattiti e conferenze, con l'intento di confrontarsi con le novità artistiche nazionali ed internazionali. Ha insegnato al Liceo Artistico Statale ed all'Istituto Europeo di Design di Cagliari. La sua ricerca, dopo un periodo figurativo di tipo espressionista, è soprattutto rivolta allo studio dei colori, dei loro rapporti, con una continua sperimentazione che, partita dal post-informale americano, ha raggiunto personali e rigorosi esiti compositivi. Le opere degli anni Settanta, caratterizzate da bande cromatiche ritmicamente giocate nello spazio, in un gioco intellettualmente sofisticato con la luce, costituiscono uno degli esempi più importanti della sua personalità artistica. Le inesauste doti di sperimentatrice la portano all'uso di materiali sempre più diversi, quali il bitume e le terre; utilizza i vetri, con i quali ha anche decorato pareti di palazzi; ma anche spugnette da cucina o, come in questo caso, guanti di gomma, sublimando il significato del lavoro femminile ed aggiungendo all'opera valenze simboliche, anche attraverso l'uso diversificato del colore. Silvia Ledda

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