Rosanna Rossi

Mostra

Arte Plastica in Forma

17-05-2007 10-06-2007

Pordenone

C.so Vittorio Emanuele II, 51


museo
Museo Civico d'Arte, Palazzo Ricchieri

Matteo Galbiati, Maria Rosa Pivitori

Pietro Curtò, Maria Luisa Bonivento, Plumcake, GeO, Aldo Spinelli, Paolo Vandrasch, Maria Vittoria Gozio, Daniela Zedda


Gianluigi Antonelli, A.PK, Apostolo, Franco Baccan, Carla Crosio, Davide Dall'Osso, Gabriele Ercoli, Piero Ferrini, GeO, Alexandra Gredler + Linda Ronzoni, Pina Inferrera, Wilma Kun, Alessio Larocchi, Emanuele Magri, Giuliano Marian, Marcello Mazzella, Libera Mazzoleni, Marica Moro, Carlo Nonnis, Gianni Pasotti, Lorena Pedemonte Tarodo, Mara Pepe, Stefano Peressini, Giammarco Roccagli, Alessandro Sciaraffa, Daniele Veronesi, Carlo Vidoni

E se la plastica?... di Matteo Galbiati Non ne possiamo più fare ameno! Non possiamo pensare alla quasi totalità degli oggetti che ci sono indispensabili - ma sarà poi così vera tutta questa indispensabilità? – e che ci circondano senza che questi siano costituiti, o abbiano qualche componente, in plastica. Questo materiale sintetico, chimico, frutto integrale delle sperimentazioni umane, inesistente in natura e totalmente figlio dell'industrializzazione, è diventato l'espressione più significativa della modernità: la nostra è la società della velocità, del consumo, della globalizzazione e ... della plastica. Della nostra contemporaneità consumista-consumata polverosa, inquinante, chiassosa, sprecona, usa e getta, la plastica non può che esserne icona imprescindibile. Il degrado conseguente all'agio delle conquiste del XX secolo si lega, come significante primo, proprio alla plastica: il ritrovato moderno per eccellenza, il prodotto che ne è anche diventato simbolo del suo aspetto più negativo e rovinoso. Con un presuntuoso disconoscimento che ci è proprio, con un'ipocrisia ecologista ormai dilagante, il materiale plastico è diventato il demone primo dei mali del pianeta, monumento, appunto, alle mortali ferite inflitte dal sistema moderno - industriale-rivoluzionario prima, post-industriale poi - all'ambiente. Ce ne siamo accorti tardi ed ora la caccia alle streghe è aperta con malcelata ostilità. La plastica che da tempo ha invaso il nostro Quotidiano affaccendarsi, insediandosi poco a poco in ciascun aspetto del nostro vivere, si è corrotta ai nostri occhi in maniera inversamente proporzionale al suo diffondersi e al suo diventare popolare. popolare inteso in ogni sfumatura: famosa, nota ma anche di massa, diffusa, comune e, in fine, economica, alla portata di tutti. Utile quindi? Senza dubbio. Indispensabile? Non del tutto, credo. E ora l'Arte, l'Arte che per secoli ha incantato, che è stata testimone fiera della cultura umana, innalzata ad un ruolo superiore del linguaggio comunicativo dell'uomo e, quindi. anch'essa prodotto del suo genio, che ne è stato dell'Arte? Sperduta. Se è stata fino ad un certo periodo il segno tangibile di affermazione, di celebrazione del potere, di rispetto, di talento riconosciuto ed ammirato dalle masse, col tempo s'è smarrita fino ad essere considerata quasi un gioco d'élite. Un divertissement da circoli ristretti e controllati, staccati e lontani dal vivere comune. Tutto ciò è avvenuto proprio nel corso del XX secolo, forse un po' prima adire il vero, quando la modernità, che prepotentemente ha imposto i suoi tempi e le sue conquiste, ha accelerato il progresso umano facendogli compiere più scoperte e rivoluzioni di tutti i millenni precedenti presi nel loro insieme. L’Arte è stata, in un certo senso, disabilitata, disconnessa dal connettivo popolare: nonostante con l'Arte Pop, ma precedentemente già con alcune Avanguardie, il tentativo di avvicinamento, anche nell'uso di moderni materiali, addirittura ready-made, era stato accennato o compiuto, il giunto cardanico che univa l'Arte alla società di massa, era ormai danneggiato, e, forse, irreparabilmente compromesso. L'Arte non la si capiva-capisce più. Già l'Arte, divenuta inutile ha perso l'utile capacità di dire; mai indispensabile ma icasticamente necessaria. Parallelamente al declino dell'Arte, pur senza nesso di causalità, si assiste, come visto, alla contemporanea ascesa della plastica. E se la plastica allora riavvicinasse, ribaltandolo, lo stato delle cose? E se la plastica potesse avviare un ridisegnarsi delle valutazioni attraverso un suo nuovo ruolo? Gli artisti contemporanei hanno parlato e si sono espressi con nuovi linguaggi, il cui codice spesso si è allontanato, o è distante, dalla codifica comune: forse il materiale potrebbe tornare ad essere l'utile tramite per un ri-avvicinamento, senza compromessi o considerazioni contrastanti E contraddittorie, alla quotidianità e al popular. E se la plastica... Appunto la plastica, assunta dagli artisti come costituente delle opere, riaccredita nuovo merito e considerazione, sfruttando proprio la familiare popolarità ormai acquisita? Familiarità che l'ha resa diffusa, conosciuta, assorbita in tutti i contesti ma anche tacciata, incriminata, colpevolizzata. La plastica, bistrattata, inquinante, anti-ecologica, la plastica utile, indispensabile quotidiana, può prendere un'altra forma arte plastica in forma appunto - che è quella dell'Arte, dimenticata allontanata ma che permane ammirata e celebrata da tutti, a prescindere. Si può provare, come hanno fatto questi artisti, anche solo pour s'amuser, a veicolare con questo strumento una comunicazione nuova e più diretta con la gente attraverso un prodotto che questa ben conosce con cui entra in diretto contatto. La modernità artistica dopo tutto, oltre a vivere di individualità, gode dell'assoluta libertà espressiva e di scelta di mezzi, ivi compresa la plastica. E allora se irrompesse l'ingannevole utilità del materiale nell'inutilità necessaria del messaggio artistico? Ciascheduna si riapproprierebbe del valore perduto appoggiandosi e facendo leva sulle debolezze e fragilità, i dubbi e le perplessità, l'ostilità e l'estraniazione reciprocamente e inversamente identificabili nell'altra. Transitando da fronti opposti, plastica e Arte richiamerebbero nella loro unione la massa per ciò di cui, di ciascuna, questa è affascinata. La riavvicinerebbero per l'ammirazione residua di cui godono e con questa ripresa fiducia ne risulterebbero rivalutate entrambe. Un'apparente sinergia di contraddizioni. Ma è pur strana cosa la modernità, che proprio di tutte queste contraddizioni inconsapevolmente vive.!

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